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27 GENNAIO 2012
MOZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE DEL CONSIGLIERE DI
MONTEBELLUNA NUOVA In questa ricorrenza, dedicata al ricordo di una delle pagine più tragiche della storia dell’uomo, il valore della memoria assume rilevanza soprattutto quando produce atti concreti di consapevolezza e di crescita civile. Se il futuro è la speranza del meglio, il passato, anche nelle sue pagine più nere, è l’unico strumento di riferimento che abbiamo per evitare di incrociare il peggio. Il valore della memoria è, in sostanza, la capacità di individuare valori di riferimento condivisi e di tracciare linee precise di comportamento. In un quadro culturale caratterizzato dal relativismo, è difficile negare la necessità di un punto preciso nella mappa dei fattori umani. E’ per questa ragione che chiedo al consiglio comunale, convocato in una giornata come questa, di cogliere l’opportunità per dare riconoscimento a chi, nella temperie storica del 43-45, seppe individuare con determinazione e solidarietà il punto esatto del significato di umanità. Mi riferisco all’opera di alcuni montebellunesi, autentiche e disinteressate figure protettive per alcuni nuclei familiari ebraici stranieri proveniente dal confine orientale e dall’Austria, deportati in internamento libero prima della guerra e residenti nel Comune di Montebelluna a partire dal 1941. Si tratta di almeno 9 persone delle complessive 380 destinate dalle autorità del regime nei comuni del trevigiano e destinati a assiduo controllo. Leggo le note di don Giorgio Morlin che ha ricostruito la vicenda attraverso le memorie di don Daniele Bortoletto. A Montebelluna, fin dal 1941 risiedevano quattro nuclei familiari ebraici di complessivi nove componenti, regolarmente registrati all’anagrafe comunale. Su indirizzo del parroco, mons. Daniele Bortoletto[i], presso la famiglia di Bressan Angelo (via Barile), trovarono alloggio complessivamente sei ebrei: i coniugi Pressburger Alfred e Margherita con la figlia Gerda, i coniugi Elsner Giulio con la moglie Elisa e Walter Thiersfeld di 49 anni. Risiedeva a Montebelluna anche Francesco Koblitz con la figlia Lucia. Il dott. Koblitz, direttore della Filatura Lampugnani di Caerano, nel 1938, subito dopo le Leggi Razziali fasciste, per paura di perdere il posto di lavoro si fece battezzare assieme alla figlia dal parroco don Camillo Pasin presso la chiesetta delle suore dell’Asilo infantile parrocchiale[ii]. Era confinato a Montebelluna anche un certo Alfred Landsberg di 48 anni, di cui, dopo l’8 settembre 1943, non si è saputo più nulla[iii].
Con l’arrivo dei tedeschi dopo l’armistizio
dell’8 settembre, gli ebrei montebellunesi fuggirono dall’abituale
alloggio di casa Bressan. I coniugi Pressburger si rifugiarono ad Alano di
Piave da dove, non si sa bene per quale ragione, furono costretti a
ritornare frettolosamente a Montebelluna. Qui, in seguito a delazione, il
21 dicembre 1943 furono arrestati. La loro figlia Gerda di 9 anni riuscì
fortunosamente a salvarsi perché ospitata dalle suore dell’Asilo
parrocchiale di Guarda. I Pressburger furono tradotti nelle carceri di
Treviso e da qui, l’11 febbraio 1944, nel campo di Fossoli. Quindi furono
deportati ad Auschwitz con un convoglio partito il 22 febbraio 1944.
S’ignorano la data e il luogo della loro morte. Anche Walter Thiersfeld,
fuggito ad Alano di Piave assieme ai Pressburger, fece la loro stessa
fine. Anche lui arrestato in seguito a delazione da tre montebellunesi il
21 dicembre del ’43 e tradotto a Fossoli venne deportato ad Auschwitz con
la matricola n. 174556. Morì in località sconosciuta il 30 aprile 1944[iv].
Per i due anziani coniugi Elsner Giulio ed Elisa, invece, anch’essi ospiti
della famiglia Bressan, mons. Bortoletto individuò una casa periferica e
lontana dal centro urbano, “presso i due vecchietti Camozzato in via S.
Anna nei confini con Barcon e là rimasero indisturbati fino alla fine
della guerra”[v].
L’ebreo Alfred Landsberg, anch’egli confinato a Montebelluna fin dal 1941,
dopo l’8 settembre si allontanò per ignota destinazione[vi].
Francesco Koblitz e la figlia Lucia, invece, probabilmente perché
battezzati, continuarono a risiedere a Montebelluna senza noie
particolari, pur vivendo con estrema apprensione quei mesi difficili. [i] Mons. Daniele Bortoletto, nato nel 1899 e morto nel 1983, divenne parroco di Montebelluna nel 1939 e vi rimase fino al 1982. Negli ultimi giorni della guerra divenne intermediario nella trattativa di resa tra partigiani e tedeschi. Le vicende degli ebrei montebellunesi durante la guerra è raccontata in Cronache montebellunesi 1943-1945 di Mons. Daniele Bortoletto. E’ una relazione dettagliata sugli eventi, conservata nell’Archivio parrocchiale di Montebelluna. [ii] Nella Cronaca della Comunità Suore di Caerano San Marco, in data 18 ottobre 1938, si legge: “Nella chiesetta dell’Asilo vengono celebrati il Battesimo e la Prima Comunione di un Ebreo di 47 anni, alla presenza della moglie e della figlioletta di 8 anni. Si chiama Koblitz Francesco ed è Direttore della Filatura Lampugnani”. [iii] D. Ceschin, In fuga da Hitler. Gli ebrei stranieri internati nel Trevigiano (1941-1943), Istresco 2008, p. 103. [iv] L. Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Milano – Mursia, 1991. Gli ebrei deportati da Montebelluna dai tedeschi, in seguito a delazione, sono citati nel libro di Liliana Picciotto Fargion.
[v]
AP Montebelluna, Cronache montebellunesi.., cit. [vi] D. Ceschin, In fuga da Hitler…, cit., p. 103.
Invito quindi il consiglio comunale ad esprimere il riconoscimento della città per l’opera umanitaria di Daniele Bortoletto, Angelo Bressan e famiglia di Via Barile, coniugi Camozzato di Via S. Anna Istituto Maria Ausiliatrice di Guarda. Auspico che l’invito che si propone all’attenzione del consiglio venga accolto, nelle forme che si riterranno opportune e confacenti. Nella convinzione che l’assunto in premessa trovi attuazione anche per ogni altra occasione, a partire dal giornata del Ricordo dedicata alla tragedia istriana, in cui lo spirito umanitario ha prevalso sugli istinti ferini e ideologici del cammino umano. Montebelluna, 27 gennaio 2012 Lucio De Bortoli
I NOMI Margherita Atlas, di Mosè e Henrietta Goldenberg, nata a Vienna il 25 agosto 1905 coniugata con Alfred Pressburger. Internata a Montebelluna, prende alloggio presso la famiglia di Angelo Bressan assieme al marito, alla figlia Gerda e ad altri tre internati. Dopo l’8 settembre si rifugia ad Alano, ma è costretta a ritornare a Montebelluna dove presumibilmente viene arrestata assieme al marito il 21 dicembre 1943 grazie ad una delazione. Detenuta nelle carceri di Treviso, l’11 febbraio 1944 viene tradotta nel campo di Fossoli e quindi deportata ad Auschwitz con il convoglio partito il 22 febbraio. S’ignorano data e luogo della morte. Giulio Elsner, di Leopold, nato il 2 gennaio 1880, coniugato con Elisa Wertheimer. Internato a Montebelluna, prende alloggio presso la famiglia di Angelo Bressan assieme alla moglie e ad altri quattro internati. Dopo l’armistizio trova protezione presso la famiglia Camozzato, in via S. Anna, dove rimane con la moglie fino alla conclusione della guerra. Francesco Koblitz, di Adolf e Sofia Heller, nato a Krnov (ora Repubblica Ceca) il 18 agosto 1885. Professione: industriale. Risiede a Montebelluna dal 1930 assieme alla moglie e alla figlia Lucia. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia viene arrestato e poi costretto al domicilio coatto sempre a Montebelluna. Lucia Koblitz, di Francesco, nata nel 1916. Risiede a Montebelluna dal 1930 assieme ai genitori. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia è costretta al domicilio coatto sempre a Montebelluna. Alfred Landsberg, di Augusto, nato il 9 luglio 1894. Internato a Montebelluna, si allontana dopo l’8 settembre per ignota destinazione. Alfred Pressburger, di Leopold e Berta Paskes, nato a Vienna il 17 gennaio 1903, coniugato con Margherita Atlas. Professione: tappezziere. Internato a Montebelluna, prende alloggio presso la famiglia di Angelo Bressan assieme alla moglie, alla figlia Gerda e ad altri tre internati. Dopo l’8 settembre si rifugia ad Alano, ma è costretta a ritornare a Montebelluna dove presumibilmente viene arrestato assieme alla moglie il 21 dicembre 1943 grazie ad una delazione. Detenuto nelle carceri di Treviso, l’11 febbraio 1944 viene tradotto nel campo di Fossoli e quindi deportato ad Auschwitz con il convoglio partito il 22 febbraio. Gli viene assegnata la matricola n. 174540. Muore in località ignota il 14 aprile 1944. Gerda Pressburger, di Alfred e Margherita Atlas, nata il 22 aprile 1934. Internata a Montebelluna, è ospitata presso la famiglia di Angelo Bressan assieme ai genitori e ad altri tre internati. Dopo l’8 settembre si rifugia temporaneamente con la sua famiglia ad Alano, ma scoperta è costretta a ritornare a Montebelluna dove i suoi genitori vengono arrestati il 21 dicembre 1943. Nascosta dal parroco di Montebelluna, mons. Daniele Bortoletto, riesce a sfuggire alla cattura. Viene accolta presso il locale orfanotrofio dove rimane fino al 7 marzo 1946 quando si trasferisce a Lisbona. Walter Thiersfeld, di Enrico e Rosa Karpelesz, nato a Vienna il 17 giugno 1894. Internato a Montebelluna, prende alloggio presso la famiglia di Angelo Bressan assieme ad altri cinque internati. Dopo l’8 settembre si rifugia temporaneamente ad Alano assieme alla famiglia Pressburger. Costretto a ritornare a Montebelluna, viene arrestato il 21 dicembre 1943. Detenuto nelle carceri di Treviso, l’11 febbraio 1944 viene tradotto nel campo di Fossoli e quindi deportato ad Auschwitz con il convoglio partito il 22 febbraio. Gli viene assegnata la matricola n. 174556. Muore in località ignota il 30 aprile 1944. Elisa Wertheimer, di Adolf, nata l’11 dicembre 1888, coniugata con Giulio Elsner. Internata a Montebelluna, prende alloggio presso la famiglia di Angelo Bressan assieme al marito e ad altri quattro internati. Dopo l’armistizio trova protezione presso la famiglia Camozzato, in via S. Anna, dove rimane con il marito fino alla conclusione della guerra.
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